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tra le tante cose che all’inizio del secolo sembravano permanenti e vitali e che di lì a poco sarebbero invece crollate, ho scelto di focalizzare la mia attenzione sulle questioni morali, quelle che concernono la condotta e il comportamento dell’individuo:le poche regole e norme in base alle quali gli uomini distinguono il bene dal male e che vengono sempre invocate per giudicare gli altri e giustificare sè stessi-regole e norme la cui validità è ritenuta evidente da chiunque sia sano di mente, facendo esse parete del diritto naturale o divino. Tutto questo, senza troppo scalpore, venne meno dal mattino alla sera. E fu allora che ci accorgemmo del significato originale etimologico della parola morale,proveniente dal latino mores, che significa semplicemente usi o costumi -usi e costumi che si possono cambiare all’improvviso senza troppi problemi, così come si possono cambiare da un giorno all’altro le nostre abitudini a tavola. Che impressione, che Brividi sulla pelle quando ci accorgemo che le parole che avevamo adoperato fino a quel momento per designare realtà permanenti e vitali- <<morale>>, di provenienza latina, ed <<etica>> di provenienza greca- significavano in realtà solo usi e costumi.

Da:Hannah Arendt. ” Alcune questioni di filosofia morale”

Molto prima delle bombe ha inizio l’attacco al corpo delle donne. Iniziano  colonizzando i centimetri di pelle scoperti o troppo coperti.  Il corpo della donna è il veicolo mediatico per procedere nella democratizzazione e occidentalizzazione di paesi considerati inferiori.Esattamente come hanno fatto in Afghanistan, nascondendosi dietro i diritti umani.  Che libertà è togliersi il velo se intorno hai solo macerie?. Se sei costretta a emigrare, se non hai un lavoro, un indipendenza economica, la possibilità di guidare?. Donne che cercano di tirare avanti, di campare, di poter sopravvivere. E che si trascinano dietro la valigia, la loro cultura, le speranze, i propri veli, per stringere un’identità, già abbastanza massacrata dalle bombe che, non so con quale logica, avrebbero dovuto salvarle.Le saudite cercano di ribellarsi alla legge che non gli permette di poter guidare, ma non c’è nessuna risonanza mediatica a questo proposito.

Il femminismo borghese,quello di facciata, che pensa di poterci rappresentare tutte, sta diventando ridicolo. Lo era anche quando innalzava muri, ci separava tra donne per bene e donne per male, quelle “belle dentro” e quelle belle  fuori.Quando dvinizzava il corpo delle donne e decideva cosa è naturale e cosa no.    Ora nel cortocircuito generale, misura i centimetri adeguati per coprire il corpo. Non posso che solidarizzare con le donne mussulmane che portano il burqini d’estate e che, come conseguenza, molto probabilmente, rinunceranno ad andare al mare. Quindi non so quale conquista sia stata fatta. Un femminismo borghese, autoritario e neocolonialista che ci spaccia per conquiste ciò che viene imposto con repressione. Leggi che ,calate dall’alto dei loro altari, impongono un solo modello a cui attendere.

Il corpo non è solo un dato biologico, ma si modifica e viene plasmato dalla cultura d’appartenenza. Il corpo detiene la complessità della propria cultura e della società di cui si fa parte. E sulla carne possiamo leggere anche le contraddizioni, le insicurezze, le necessità e le emozioni. Non è corretto guardare il corpo di una donna in burqini attraverso una lente eurocentrica, semplicemente perchè è forviante. E’ una mistificazione retorica parlare di libertà, attraverso l’imposizione. Questo a discapito di chi, magari,vorrebbe solo poter scegliere. Scegliere con delicatezza, con il proprio tempo, con riflessione; rispettando la propria identità, accogliendo altre, nuove, identità. D’altronde questo modo di trattare certe questioni è un cammino iniziato da tempo; molto prima di concepire certe leggi, hanno messo in mano il distintivo a tanta gente comune. Sceriffi in ogni dove, che difendono “stato/patria/famiglia” senza rendersi conto che, nel frattempo, hanno perso pezzi di diritti, di libertà,di autodeterminazione. Pezzi venduti per una decantata sicurezza(che non c’è, e non ci sarà mai). Una sicurezza che concretizza solo  l’adattarsi ad un unico modello di vita, di esistenza, di pensiero. La violenza sul corpo è anche questo. Tutte le volte che passa un imposizione attraverso lo stato, è violenza, ed è sempre un boomerang, che colpirà anche i nostri corpi, che impedirà anche a noi di scegliere cosa indossare, che già ci influenza, che già, come un virus, condiziona il nostro vivere quotidiano. Disintossichiamoci da chi ci vuole normare, da chi ci colpisce e stupra la nostra libertà. La carne di cui siamo fatti è racconto, è anima. E ogni anima ha diritto di godere del mare. 

Godere del mare.
Col Burqini,
senza Burqini.
In bikini, con il perizoma, o con i box.
con le gambe diramate di vene varicose,
con le mestruazioni,  la cellulite,
 le ossa che sporgono, le cicatrici, il seno rifatto,
con la quinta, o la prima misura.
Depilate, o con i peli.
A gambe all’aria, stese sul bagnasciuga, ricoperte di sabbia.
Godere del mare in mutande e reggiseno,
vestite eleganti,col trucco che cola, senza trucco.
Godere del mare all’alba,
in solitudine,
dopo lunghe ore a ballare,
sudate,
assetate.
 Di notte, immerse nel manto nero,
nude,
con il naso all’insù,
a contemplare il grande carro.  
Godere del mare,
prima di tutto.
lotteriaind
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