Tag

, , , , , , , , , ,

 

Pensavo che il femminismo fosse un dovere verso me stessa. Sono donna, quindi femminista.

Avevo una sorta di reverenza nei confronti delle donne del passato, quelle che il femminismo lo hanno coniato, diciamo. Adolescente,mi immaginavo in mezzo ad altre donne a rivendicare rispetto, perché noi siam donne, paura non abbiamo e dobbiamo essere unite tutte, in un bel calderone, in piazza, a difendere quelle che poverine vengono sfruttate, andare a letto senza amore, poi pagate per guinta. Che schifo, che schifo!.

No! io no!.Io ero figlia dell’emancipazione, io sono nata bianca, occidentale, ben fatta, ben vestita, faccia pulita. Vi difendo io care, voi non preoccupatevi.  E le braccia diventano ali materne dove le donne povere, disgraziate, sfruttate moriranno povere, disgraziate, sfruttate ma con la madre-uccello che di tanto in tanto porta loro nel suo esofago un po’ di cibo. Appiattendo qualsiasi tipo di emancipazione possibile e trasformando la lotta in una dipendenza tra madri e figlie sottomesse e riconoscenti.

Eccomi li, in quel febbraio di qualche anno fa, alla manifestazione di  se non ora quando, a rivendicare…non ho capito bene cosa si rivendicava, ah, la bellezza interiore? giusto?. Se fai la ministra e sei bella l’hai data a qualcuno/ che schifo le puttane al governo/ saliamo sul palco tutte insieme, la femminista e la suora, l’imprenditrice e la precaria,la nera e la bianca, tutte  unite dall’ordine simbolico della patata.

Ero tanto eccitata in quel momento, in mezzo a tante sorelle,si realizzava ciò che avevo immaginato durante l’adolescenza: un girotondo tra donne.

Però, me l’aspettavo diversa una manifestazione femminista, mi immaginavo qualcosa di provocatorio, non so. Invece era una manifestazione delle donne per bene contro quelle per male, quelle da salvare, quelle  corrotte dal patriarcato, dagli uomini.  E fu  solo il preludio, di un modo di concepire il femminismo, di un bumerang che colpiva i nostri stessi corpi, li censurava e li ammanettava.

Quando mi ritrovai dalla parte delle donne per male, quando mi resi conto che per tutta la vita lo ero stata e che di espiare la colpa non ne potevo più, di chiedere perdono, di nascondermi, di aggiustarmi, di recitare, di non avere veramente più uno spazio dove essere me stessa in tutto e per tutto, è scattato qualcosa in me. Parlo anche di spazio fisico: a lavoro meglio mostrarsi banale e sottomessa , col fidanzato compiacente, con la famiglia riconoscente dei loro sacrifici. Chi ero io?. Ma il femminismo non doveva liberarci dalle dicotomie? Non c’era spazio sulla terra per me. O nel cielo o negli inferi, o madonna o puttana. Iniziava a starmi stretto. Anzi, è sempre stato stretto, ma era ora di prenderne coscienza.

Non dovevo più nascondere le ammaccature, il mio corpo urlava, io esisto e voglio essere la versione più autentica di me stessa. Mi sono avvicinata lentamente al femminismo intersezionale, ho iniziato a leggere cose che voi umani…!, cose che mi conturbavano:puttane che rivendicavano diritti, donne che con i loro corpi decostruivano modelli estetici, famiglie strane, creste colorate, riot girls, musica punk,uomini emotivi, donne muscolose, padri che cambiano pannolini, madri in carriera,sessualità senza censure, raccontata nello splendore magico della consensualità e  l’inclusione e la solidarietà a uomini, donne, trans, gay, lesbiche, bisessuali, poliamorosi, monogami.

Cos’ è il femminismo?.Per me è stato un percorso verso me stessa. Mi ha permesso di costruire una pratica di lettura del mondo e di rendere quello che era il mio racconto personale in racconto politico. Mi ha permesso di dare un senso alla costellazione di eventi, fatti, situazioni, sensazioni, emozioni, dubbi, segreti, cicatrici, debolezze, fantasie che compongono il mio essere. Il mio femminismo è una filosofia e ha come principio totale che “l’altro”, il diverso, l’emarginato, rinnegato, recluso, negato è persona. Quindi il femminismo è anche, principalmente lotta. Una lotta non per il potere, ma per l’eguaglianza di diritti.

Ma soprattutto, un certo tipo di femminismo è stato un filo rosso nella mia biografia. Tanti pezzi che in apparenza sembrano banali eventi   se non ci fosse stato questo collante ad aiutarmi a  dare un significato:

Quando da bambina mi toccavo o quando ho odiato le prime mestruazioni e telefonate annesse a nonna e a zia per dire che ero signorina.  Le arrampicate sugli alberi o quando  sfuggii alla presa materna per correre in contro al temporale in pigiama, quando lottavo con i maschi e desideravo i capelli corti, quando me ne sono andata di casa da precaria costruendo famiglie altre, quando ho tradito, quando ho goduto, quando sono stata egoista e mi sono presa ciò che desideravo e me ne sono fregata delle conseguenze, quando ho fatto la porca,quando sentivo nel corpo le ferite emotive, quando mi sono sentita strana, diversa, eccentrica e per questo isolata, sola, incompresa. Quando ho adottato un gatto e oggi lo tratto come un figlio. Tutto questo è essere femministe, questo e molto altro.

(un grazie a Eretica e al suo Blog abbattoimuri)

Un abbraccio GattaRandagia.

Annunci