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Lavorare gratis.  capitolazione del sistema, la sua conclusione; l’estremizzazione della massimizzazione del profitto.

Quello che sottilmente si fa strada, attraverso le polemiche, su questioni  come la prostituzione o la GpA nascondono  ben altro che la preoccupazione per le donne e per i bambini.

Lo sfruttamento sul corpo c’è già. Esiste. Fin tanto che non si toccano temi cari ai bigotti va tutto bene. Qui, in Italia, c’è chi lavora gratis, chi raccoglie pomodori in nero a 1 euro l’ora.

A parte incontrarsi a Parigi per parlare a nome di tutte, e già questo la dice lunga sulle intenzioni poco nobili di certi femminismi autoritari. Ci sarà poi, un comitato delle femministe abolizioniste che assegnerà un punteggio allo sfruttamento?(tu no, sei troppo poco sfruttato, tu si). Dove si fa la fila per il patentino di sfruttato?.

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Se si fosse realmente preoccupati per le donne , si cercherebbe di renderle  libere di poter  scegliere, si creerebbero le condizioni  per far emergere strumenti di emancipazione e di coscienza. Si darebbe loro voce con ogni mezzo. Parlano di donne povere e sfruttate ,e spesso si confonde il sintomo con la malattia. Se queste donne sono sfruttate e ricattate, il problema non sono i modi in cui ci si arrangia a sopravvivere,ma la povertà stessa. Non si fanno leggi o manifesti che le sovra-determinano, trattandole come delle sceme incapaci di intendere e volere. Ma, probabilmente, l’esercizio di potere da parte delle bianche occidentali nei confronti delle primitive dei paesi sottosviluppati, non si è arrestato nella democratica Europa colonialista.

La questione della mercificazione fa leva (come per la questione della prostituzione) sullo scambio monetario.  Se non c’è scambio, se non si acquista, allora è tutto a posto, non sei sfruttato. No,no.

Non solo a nessuno importa realmente dello sfruttamento, ma si è scandalizzati più che altro dal guadagno; Non c’è un minimo di empatia né di solidarietà per  queste donne,si lasciano in balia della tratta e del commercio nero. Non c’è stato un rigo di autocritica sociale e culturale.

Si grida allo scandalo, quando il vero scandalo è che esistano delle classi sociali e che queste classi dominanti  detengano il potere della discussione;così si discute se è giusta o sbagliata la Gpa o la prostituzione e mai di cambiamento reale. Si vola a Parigi e si scrive un manifesto che riguarda tutte, senza nessuna autorizzazione.   Mai si parla di come agevolare queste donne, mai di come tutelare questi bambini. È una ridicola ipocrisia per sciacquarsi la coscienza.

Non importa se nasceranno altri bambini in questo modo, senza assicurare una condizione medica adeguata e in piena clandestinità. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è nato molto prima che si inventasse lo scambio monetario, non è il denaro che denota lo sfruttamento, ma la mancanza di una condizione adeguata di scelta. La condizione adeguata di scelta è cancellare le differenze di classe.  E accennare a questo, piuttosto che parlare in toni moralistici, fa paura. Significa mettere in crisi pezzo per pezzo ogni equilibrio sociale occidentale:dalla scuola,al sistema sanitario, alle varie istituzioni. Significa discutere più che altro sui nostri valori, sulla nostra economia(che affossa il resto del mondo) e non quanto è scandaloso che una affitti il suo utero. Perché di cose scandalose ce ne sono parecchie ma sono tutte figlie dello stesso sistema.

La morale è lo strumento usato per costruire una retorica che copra le vere finalità della questione:

Non importa se sei sfruttato, se partorisci figli a pagamento o raccogli pomodori, purchè” tu “non  sovverta il sistema basato sull’oppressione.

 

Se le donne scelgono  si  mette in crisi l’intero sistema capitalista.

 

Se il femminismo intersezionale  e libertario decostruisce il ruolo di generatrice di vita/detentrice del focolare domestico e  quello di oggetto che compiace l’uomo(la sua costola e mai persona) , decostruisce anche il sistema capitalista, sorretto proprio dal patriarcato e dal maschilismo. Rivendicare la scelta e rivendicarne le condizioni, libere e autonome, colpisce al cuore il potere che si nutre di leggi, di imposizioni. Il potere si nutre di incoscienze, della fragilità dell’essere che ha bisogno di ordini impartiti dall’alto. E oggi più che mai è esattamente questo che sta avvenendo.

La responsabilità del femminismo libertario è quella di creare una crepa nel sistema. Ogni persona che si autodetermina, che va oltre sè stesso ma non perde l’orientamento è un centimetro in più di quella crepa.

Siamo in un mondo diviso in classi. Per secoli  fra proclami e leggi si è cercato di combattere i poveri. I poveri sono un problema, e a meno che non si possano sfruttare in qualche modo ,sono un peso. Nessun proclama e nessuna legge ha mai realmente messo in discussione  il fatto che non dovrebbero esserci esseri umani  che muoiono di fame, nessun parlamento e nessun incontro di femministe borghesi ha discusso di questo.

Le questioni sono trattate in chiave moralistica,si parla di degrado rivolgendosi a altri esseri umani. E cosa fanno i Borghesi contro il degrado?. Lo mettono in periferia perché non lo vogliono  vedere.

Trovo veramente tristi e mistificatori articoli che parlano in maniera a tratti vittimista, a tratti  moralistica della GpA. Ovviamente omettendo che esistono donne, in altri stati economicamente sviluppati in cui si pratica la GpA  e le donne compiono una scelta libera, che non è motivata dalla necessità di bisogni primari.

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Concludo , riflettendo su un ultimo punto che per me crea un paradosso:

Lèvinas diceva che è nel volto dell’altro che si fa strada l’idea dell’infinito e che ” l’estraneo che non ho né concepito, né partorito, l’ ho già in braccio “e  ho una responsabilità, seppur non lo conosco.

La responsabilità più grande che abbiamo,secondo me, è quella della sua libertà, di crescere e potersi realizzare. Ma anche quella di far si che costruisca una coscienza individuale  lucida. Quella capacità di poter modificare la società, sovvertirla, criticarla. Anche contro i “nostri”interessi, contro la “nostra”visione del mondo. Insomma, una vita nuova non è un involucro vuoto ma un portatore sano di un nuovo, possibile, immaginario.

Mi chiedevo, comunque, come si possa dire di essere preoccupati per la condizione dei bambini nati da GpA e allo stesso tempo confinarli dentro ad una sorte preconfezionata, un’ accoglienza che li chiama abomini eugenetici, deviati, segnati a vita. No, sono Bambini. È questo che intendete per tutela?.

 

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