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E’ così lontana questa realtà.Sembra dipinta male. Il finestrino ne fa da cornice e io guardo le foglie che volano sul cemento.  No, non è realtà. E’ come se intorno a noi danzassero tanti fantasmi chiusi dentro ad un immagine che non cambia mai.

Le persone sembrano spettri sinistri, che recitano la loro parte per poter condurre una vita senza significati.

Hai una vena che traspare dalla tua pelle bianca. C’è il tuo bel viso,dolce,le nuvole, l’angoscia nell’aria. Quella vena che ti rende vera e viva, i tuoi occhi grandi, che combattono  lotte fra  sogni e stanchezza.  Sullo sfondo la scenografia stereotipata di migliaia di sorrisi terrorizzati. Tanta ,tanta paura di vivere e  cespugli ritagliati sul cartone. Le case, le panchine,le strade,i volti:sembrano tutte figure ritagliate, senza profondità.

Le ossa,i capelli,le mani di carta, cenere e morte.

Perchè anche la morte è solo una immagine che passa qua e la immortalata da qualche obbiettivo. La morte è come una palla che rimbalza fra gli occhi di cartone,ad altri occhi.

Sai, a volte mi smarrisco in mezzo a tutti questi schizzi di nulla,questo recitare parole ritagliate dai giornali, incollate sulle nuvole,sopra le teste,tanto per far dire qualcosa alla gente, tanto per dare un senso alla storia. Come quelle pubblicità che si reggono su poche banali battute,per venderti un prodotto che sembra essere di fondamentale importanza nella vita. A volte mi sembra che tutti vogliano venderti bene qualche cosa.

Per l’imitare l’immaginazione tra il bisogno di uno spray disinfettante e una confezione di surgelati.

Fa freddo,fa caldo.

Non ci sono le mezze stagioni.

Andiamo tutti a fare i girotondi all’expò.

Puliamo Milano.

Ho l’amico gay.

Non sono razzista ma.

Non c’è mai posto in autobus per noi.

 

Eravamo piccole, io preparavo la pasta col sugo, avevamo la bocca colorata di pomodoro.

Alla tv facevano i cartonianimati, ci rubavamo il posto sul divano poi intrecciavamo le gambe. Quando eri neonata mi hai rigurgitato addosso perchè ti facevo “vola vola “e forse te l’ho fatto troppo. Ti divertiva tanto quando ti portavo nel cesto della bici, tu ridevi,poi siamo cadute. Io mi sono sbucciata le ginocchia tu hai sbattuto il labbro sul marciapiede. Perchè avevo le gambe troppo corte per pedalare quella bicicletta da adulti. Piangevi forte e non avrei mai voluto che piangessi così. E sai, non sapevo come fermare il sangue e non sapevo come non sentirmi in colpa. Che le cose leggere diventavano pesanti tanto facilmente. l’infanzia passa in un attimo.E sai, abbiamo lasciato tracce di noi, di pelle sbucciata,sangue e sugo sull’asfalto della vita.

E tra le forme di carta raccolgo quei significati  , per non dimenticare,per non smarrirmi, per coltivare dei ricordi, per sentire che l’espressione, l’immaginazione,  ha ancora un senso,potente e vero. Che le parole fluttuano , raccontano e invecchiano, ma non muoiono , non prendono fuoco e non mentono. Sono tutte vere le parole.

Libere sempre. libere,libere,libere. Sempre.

E tu hai già capito cosa voglio dirti sorellina.

Buona notte piccolina.

Amrita

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