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E’ passato il periodo di vacanza. Sta avanzando l’autunno e ho voglia di riprendere a scrivere. L’iniziativa #bodyliberationfront di abbatto i muri, mi ha ispirato, per raccontare la storia della mia foto, quella che ho mandato per questa causa. Qui e qui potete leggere i motivi dell’iniziativa e le conseguenze suscitate. Nella pagina facebook potete vedere le tante meravigliose pelli che hanno partecipato.

Buona lettura!.

Snapshot_20140611

Questa cicatrice nasce il 23 ottobre 1985. Esattamente il giorno in cui sono venuta al mondo.
Ero rovescia, con la testa che spingeva lo stomaco di mia madre. Così insieme affrontammo  quel  parto podalico e le aprirono la pancia per farmi uscire.
immediatamente i medici si accorsero che qualcosa non andava nelle mie viscere. Ero blu. Stavo morendo.

Mi portarono di corsa in un altro ospedale. C’era un èquipe adeguata ad affrontare quella delicata operazione.

Mio padre corse dietro all’ambulanza con la sua fiat bianca. Si becco una multa per eccesso di velocità. Era frastornato,confuso, sapeva solo che doveva correre. Non mi conosceva, aveva visto a malapena quel volto pieno di venature e due gocce, completamente nere:gli occhi. Ancora e non sapeva cosa gli sarebbe spettato durante la mia adolescenza, le bambole impiccate, i silenzi,le borchie. Correva dietro a quel corpicino blu. Perché doveva. Era padre.
Il mio corpo arrivò nella sala chirurgica tutto intubato dove mi tagliuzzarono per ore e mi salvarono la vita.
La mia pancia ha un mezzo ghigno sopra all’ombelico da sempre, da quando esisto. Quel pezzo di me di cui non faccio più caso è la, circondato dai miei tatuaggi. Sono gli altri intorno a me che spesso me ne hanno fatto memoria.
Quando ero piccola gli altri bambini mi domandavano cosa fosse, hanno ridacchiato alle mie spalle durante l’adolescenza mettendo in giro  voci su un presunto  d’aborto per un qualche rapporto occasionale, chi sa con chi. Cose malefiche dette dal branco delle paracule, che appena vedevano un lembo di pelle se lo masticavano morbosamente per umiliarti.
C’è stata un ossessione parentale almeno fino ai sei anni. Tutti mi chiedevano in continuazione della mia cacca. L’hai fatta? Com’ era? Da quanto non vai? Sei sicura che non ti scappa? Beh vacci lo stesso in bagno. A volte passavo del tempo in bagno inutilmente, solo per rassicurare le paure dei miei famigliari.
Una volta è successa una cosa di cui ancora rido. Stavo con la vicina di casa, perché i miei avevano da fare. Questa inizio a chiedermi se facevo le scorreggie, se sapevo farle ecc ecc. Un interrogazione di meteorismo. Ero imbarazzata, continuavo a negare.
No,no io le scorregge non le faccio, sono una bambina!.
Che gran confusione questi corpi che producono gas. Mi avevano detto che non è bene scoreggiare in pubblico, che dovevo essere una bambina carina, gentile ed educata. Però quando risposi educatamente e con carineria a quella signora essa si allarmò!. Mi prese sul serio. Chiamò immediatamente i miei dicendo
Vostra figlia non scorreggia!.

E i miei si precipitarono a prendermi.
Poi pian piano nessuno si preoccupò più della mia cicatrice, della mia cacca, del mio intestino. Mangiavo e bevevo e andavo in bagno liberamente , facendomi i fatti miei. Senza dover dare le coordinate delle mie interiora.
Questa pancia. la mia pancia. Li ci metto il cibo, i sentimenti,i malumori. Quando sono triste la riempio fino a scoppiare. Ci sono dei momenti in cui mi viene una fame bulimica. Ho fame d’amore, ho tanta nostalgia dentro. Altre volte sono apatica e non mangio nulla.
E’ un altalena. Ho dei periodi in cui non ho bisogno di riempirmi o svuotarmi. Solo di stare in pace. Altri mi faccio male.
Non ho nessuna competenza medica rispetto alle nevrosi alimentari.
Parlo solo perché ci sono stati dei periodi della mia vita in cui mi sono trasformata in un aspirapolvere e fagocitavo tutto e non ero mai sazia. Perché non era il corpo a non essere sazio ma l’anima. Di tante campagne progresso che hanno parlato di anoressia, di bulimia, di corpi e accettazione dei propri difetti, questa di abbatto i muri l’ho trovata veramente liberatoria, vera, un grido. Gridavano i corpi,i culi, le tette,le schiene,le ascelle,i gomiti. Hanno gridato le cosce piene di cellulite e smagliature e quelle costole sporgenti e asciutte.
Io sono stanca, il mio corpo è stanco di dover assomigliare ai canoni estetici vigenti per evitare una morale che fa ammalare. Lo siamo in tante, stanche. Quelle cazzo di dita puntate, quei selfie in spiaggia, rubando pezzi di corpi di altri per deriderli. Non è il corpo di altri che va cambiato o nascosto, sei tu/ voi che fate queste cose che andate educati. Educati a vivere serenamente, circondati da tanti altri esseri umani di ogni tipo, peso, altezza, particolare. Perché a fare schifo sei tu. Tu fai schifo quando pensi di essere legittimato con le tue parole taglienti a fare a pezzi il corpo di qualcuno. Punto.

il mio sentire è li’. Brucia,si torcono le budella, ho i crampi. Ho una cicatrice che mi accompagna fin dal primo giorno di vita. Mi ricorda che bisogna lottare. Che il mio corpo è lotta tutte le volte che rivendico di esistere. E non ho paura , guardatemi pure o voltatevi pure. Una mano sconosciuta con guanto verde ha indagato nel profondo,sporcandosi del mio sangue, in parti mai viste,da altri. La mia intimità è oltre lo sguardo. La mia intimità ti accieca.

p.s: Questa è la storia di una cicatrice. Dietro ci sta un mondo,la mia storia, i legami e le relazioni di una vita. La mia vita.

p.p.s: Grazie Eretica.

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