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Sono stata precaria per almeno dieci anni. E da quando ho il lavoro fisso non ho cancellato dentro di me il ricordo della sofferenza,de i disagi e la depressione di quello che ho vissuto e che mi ha tolto molte volte l’allegria,che mi ha fatto piegare la schiena,per avere in cambio uno stipendio che mi faceva a mala pena sopravvivere.
Sono andata via di casa da precaria,con una famiglia che non mi poteva aiutare,ho vissuto con persone sconosciute, ho fatto tanti traslochi, ho rotto legami sentimentali e d’amicizia.
Sono stata stuprata tanti anni fa,poi ho rivissuto quella resa del corpo e dello spirito con altri uomini, per disperazione,perché non ne potevo più e non sapevo come uscirne,perché addosso mi avevano cucito un bel po’ di sensi di colpa e io non sapevo più come dire di no.
Sono sopravvissuta con tre sigarette e un euro in tasca. Ho vissuto sola e di notte piangevo e soffrivo di attacchi di panico perché avevo paura e volevo un po’ di pelle,una mano calda che mi consolasse. Pisciavo sangue dallo stress.
Oggi Insieme alla mia migliore amica rido di quel periodo maledetto, in cui ci hanno sfruttate ,spremute e poi lasciate senza lavoro. E disoccupate ci siamo ritrovate a gestire tanto tempo libero, così sono arrivate nuove amicizie,relazioni,cene a casa di gente sconosciuta, le chiacchiere al bar con altri disperati.
Ho vissuto mille vite. Sono entrata all’inferno,sono stata bruciata,mi hanno violata,mi hanno tarpato le ali.
Mi sono trovata piena di sensi di colpa,mi sono sentita sbagliata per questo mondo,per la crudeltà ricevuta ,per la mancanza di empatia.
Poi un bel giorno mi sono ritrovata di fronte ad una scelta. La scelta che le persone come me ad un certo punto si pongono. Vita o morte.
E ho scelto. Ho scelto di vivere. Ho scelto di dormire la notte abbracciata ai miei demoni ,abbracciata alle mie paure,alla mia umanità,ai miei limiti. Perché quei demoni dentro di me , non posso far altro che umanizzarli e assimilarli.
Ho attraversato un inferno e ora quell’inferno è la mia casa dove ritrovo un po’ di pace e tante persone come me,che hanno vissuto tante vite,che si sono lanciate da una cascata perché non avevano nulla da perdere,che si leccano le ferite e sono andate avanti. Che hanno raggiunto un bel po’ di consapevolezza. Perche’ l’unica cosa che si può fare in alcuni casi è scegliere tra l’essere o il non essere,tra un corpo un po’ ammaccato e uno morto e sepolto. E assaporare quello che la vita ha da offrire.
Si,ho vissuto la miseria,sono stata violentata, sono stata abbandonata e sono rimasta sola. Ma non mi sono fatta scippare la possibilità di godere di quello che è rimasto vivo in me.
Ricordo quel tardo pomeriggio immersa nel mare adriatico. Facevo le capriole in acqua,allargavo le gambe e poi le chiudevo. Mi accarezzavo sotto acqua,guardavo in trasparenza le mie cosce,i miei seni abbronzati ,ho sorriso all’orizzonte vuoto di persone. C’era solo l’infinita distesa d’acqua,il cielo e il sole che veniva inghiottito dalla superficie liquida. Non avevo voglia di risalire. Ho detto ti amo a me stessa. Sono mia,mi appartengo.
Sono umana,mi perdono da sola. Pace per chi non riesce a perdonarmi e ogni giorno passa il tempo a delegittimare la mia voce. Pace per quelli che si sono dimenticati che dietro a questo schermo c’è un essere umano,prima di tutto.
Quando qualcun@ mi racconta la sua storia non mi permetto di giudicare. Perché a nessuno permetto di giudicare la mia. Siamo frammenti di storie che attraverso un confronto sano e rispettoso ci può far avvicinare alla verità.
Quindi si, va ascoltata ogni singola voce, ogni singola sfumatura per poter costruire un giardino di più anime ed è meraviglioso quando il calore di storie diverse dalla tua ti smuovono emozioni nuove,potenti,che senti con quel corpo un po’ masticato ma si,tanto,tanto vivo.
E mi allontano da chi mi parla delle persone attraverso percentuali, spacciando i propri discorsi per pura democrazia o ancora peggio per anarchia,mistificando le parole e creando una semantica a propria immagine e somiglianza. Mi tengo lontana da chi mi aggredisce per imporre il proprio pensiero,da chi si pone come salvatore sopra di un cavallo bianco,da chi vuole appropriasi dei miei pensieri. Da chi non ha empatia e pensa che ad una donna se la paghi ,puoi chiedere tutto e invece magari a lei il tuo fiaccolo moscio non gli va.
Mi tengo lontana da chi racconta storie costruite ad hoc, che stridono , trasudano autocelebrazione e rientrano nei modelli conformi. Mi tengo lontana da chi, terrorizzato proprio da se stesso,incapace di accettare i propri demoni e lontano dalla propria umanità, cerca di terrorizzare e azzoppare anche me,perché se sei vittima almeno loro,questi cavalieri paternalisti servono a qualcosa.
Mi piacciono le voci, la moltitudine di voci,il sovrastare delle parole,potenti che creano temporali;tante,di persone vere,umane. Mi piacciono le voci inascoltate,di chi lotta per prendere uno spazio,per dire la sua,per dire”io esisto”. Mi piacciono le voci di chi si racconta parlando di sporca,lurida verità,senza vergogna, senza chiedere nulla tranne il gesto più accogliente e umano che si possa fare: ascoltare.

Te Chao (USA) - Unfurl from Guts exhibition, 2015

immagine:(Te Chao (USA) – Unfurl from Guts exhibition, 2015

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