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S. si mette un cappellino rosa,fa un sorrisone dei suoi e attende la sua sigaretta. Negli zaini abbiamo messo le birre e i tramezzini. C. fa sempre i soliti capricci come ad ogni gita e F. si dondola su e giù.
Decidiamo di prendere i mezzi pubblici estremamente affollati di turisti. Mentre chiacchieriamo due donne fissano con un sorrisetto i ragazzi. Poi una delle due si volta e ci fa alcune domande.

ma questi ragazzi vengono da un ospedale psichiatrico?-
-no!-
Ah,quindi vivono in famiglia?-
-No!
L’altra incalza:-Ma…….cioè…. sono psichiatrici,cioè…malati di mente…!
-mmmm…No.
Ma,ma…come? scusi e quello col cappellino che si dondola su e giù?
bah…si dondola su e giù!embè?
-Ma ci sono alcuni che hanno la sindrome di down….e gli altri?
Signore la disabilità ha tante sfumature. Arrivederci.

Le due signore sconcertate si voltano dall’altra parte un po’ perplesse. All’inizio io e la mia collega pensavamo fossero delle colleghe provenienti da altre strutture che volevano fare due chiacchiere. Magari scambiando qualche informazione sulle attività che facciamo. Invece purtroppo, si sono rivelate solo due signore con la curiosità morbosa in canna e la voglia di indagare sulle vite altrui. Questo ci ha un po’ deluse ma la nostra voglia di divertirci ha preso la meglio.
Arriviamo sull’isola xxxx giriamo un po’ e poi troviamo uno spiazzo di spiaggia isolato. Non eravamo partiti con l’idea di andare in spiaggia ma quell’ angolo isolato non so perchè ci piaceva. C’era della spazzatura qua e là e un bel po’ di Alghe appiccicose ma decidiamo di accamparci comunque.
Ad un certo punto alcuni ragazzi decidono di tuffarsi tra le onde del mare,vestiti. Io sinceramente per qualche minuto mi preoccupo perché non avevamo cambi,non avevamo neppure il costume dietro. Però non riesco a dire niente,non ho voluto fermare quel momento. Sapevo che avrei rovinato qualcosa,che avrei rubato un sorriso e distribuito le solite norme del vivere civile. Avrei ucciso un momento,bello,dolce,pieno di verità che non sarebbe tornato mai più, nemmeno per me stessa.
L. porta il panno perché è incontinente e esce dal mare con l’ assorbente inzuppato, mi guarda e scoppiamo a ridere.
Poi un po’ per gioco ci facciamo coinvolgere dai ragazzi e anche noi operatori andiamo verso il mare vestiti. Ci tuffiamo,ci lanciamo l’acqua addosso,facciamo la lotta.
Non so come spiegare quanto sia stato liberatorio. Ma è stata una delle giornate più belle della mia vita. Ci siamo asciugati con le lenzuola e ce le siamo legate intorno alla vita.
Eravamo sporchi e quando ce ne siamo andati ci siamo trascinati gli odori del luogo: pesce,salsedine,alghe marcite al sole. I vestiti erano fradici e infangati di melma. Ci siamo mangiati i nostri tramezzini col salame,accoccolati gli uni su gli altri al sole per asciugarci. Zingheramente felici.

E così….quelli che sono malati, quelli che se si dondolano “non va bene ”e c’è bisogno di mettergli il bollino di psichiatrici,Per rassicurasi dentro al misero controllo della propria normalità, mi/ci hanno donato un momento di libertà,un po’ di umanità. Ed essa gli è stata restituita da chi si rifiuta di dover contenere e fare il controllore di corpi altrui. Stesi tutti insieme ad asciugarci al sole ci siamo dondolati,cullati attraverso il suono delle onde del mare.

“Tu prova ad avere un mondo nel cuore

e non riesci ad esprimerlo con le parole,

e la luce del giorno si divide la piazza

tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,

e neppure la notte ti lascia da solo:

gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.

E sì, anche tu andresti a cercare

le parole sicure per farti ascoltare,

per stupire mezz’ora basta un libro di storia,

io cercai d’imparare la Treccani a memoria,

e dopo maiale, Majakowsky e malfatto,

continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita

in un manicomio io l’ho restituita:

qui sulla collina dormo malvolentieri

eppure c’è luce ormai nei miei pensieri,

qui nella penombra ora invento parole

ma rimpiango una luce, la luce del sole.

Le mie ossa regalano ancora alla vita:

le regalano ancora erba fiorita.

Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina

di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;

di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia:

Una morte pietosa lo strappò alla pazzia.”

p.s: Questa è una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a cose,fatti persone è puramente casuale.

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