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Indossavo le giacche di mio padre. Mi travestivo da uomo. Facevo le imitazioni.
Con le amichette ,per gioco, inscenavamo delle storie. Gli indiani, gli allieni, i dinosauri. Mi trasformavo in un velociraptor,agile,forte,aggressivo e scattante. Altre volte, a turno impersonavamo il principe, l’ indiano, il ladro,il pirata.
Fingevamo di baciarci appassionatamente. E non ci siamo mai preoccupate se fosse giusto o sbagliato. Io non mi sono mai preoccupata se la mia sessualità avesse qualcosa che non andava. Mi piaceva trasformarmi,travestirmi,giocare. Sono sempre stata estroversa,forte,coraggiosa. Mi piaceva fare la lotta.
Parlo di un ‘eta’ tra i 6 e i 10 anni. In cui esploravo il mio corpo,mi guardavo la vagina e mi chiedevo come era fatta. Mi assaggiavo,succhiavo,mordevo baciavo da sola le braccia,le mani. Mi esploravo.

Mi e ‘ sempre piaciuto inventare storie. La mia fantasia viaggiava a mille. No, non ero la bambina carina e composta, io volevo i capelli corti e mi piaceva scoprire tesori. Disegnavo finte mappe, ero una leader,coinvolgevo anche gli altri bambini con le mie storie. E non ho smesso di scrivere,di raccontare.

Poi e’ arrivata l’ adolescenza, i capelli corti e colorati. La decolorazione a casa dell’amica,stagnola in testa, le canne, il punk, il collare con le borchie, la gonna di pelle.
Giravo per la città ammanettata al polso con un’amica. L’amore libero,amore sincero.

Cos’è l’amore?. Non lo sapevo.

Innamorata dei miei stessi sentimenti,del mio sentire. Adolescente,turbata,alla ricerca di me stessa in un bosco pieno di odori,meraviglie,colori; che germogliava fra i miei pensieri ,nell’incavature  della carne. Alla ricerca di me stessa, dentro me stessa.
Avrei voluto essere più magra,magari senza seno e con le gambe e il sedere longilinei. E invece ero tutta curve. Volevo essere come quelle ragazze alternative che recitano la parte delle tossiche,maledette. Che sono magrissime ed ogni cosa che indossano ha un effetto malinconico e affascinante.

Ho giocato tanto con l’abbigliamento anche in quel periodo. Mi mettevo le camicie di mio padre. Gliele rubavo perché mi piaceva vestirmi larga.Non volevo mi si notasse per le curve ma per il mio essere eccentrica. Volevo essere strana, diversa. Unica.

Gli occhi erano un manto nero. Io friggevo di inesperienza e volevo capire,capirmi.
Mi sono chiesta se sono lesbica,bisessuale,qeer. Mi sono risposta che non è un problema. Che sono quel che sono. Che l’importante è fare le cose, viverle per se stessi, non per compiacere gli altri. Che la mia vagina è sempre li ed è cambiata col tempo. Pelo,senza pelo,con poco pelo. La mia sessualità anche ,è cambiata e penso possa cambiare ancora.
Mi ricordo che quando mi sono fatta tagliare i capelli corti i compagni di scuola mi avevano detto che ero lesbica,come fosse un ‘offesa. E io mi sentivo così libera;così vivace,anticonformista,forte.

Cioè ,davvero è così importante che io mi identifichi in una parola?. Perché devo circoscrivere le mie emozioni,i sentimenti,la gioia,i dolori,le lacrime,il colore dei miei capelli,la loro lunghezza,il mio modo di vestirmi ?.

Perché devo irrigidire,morire dentro alle parole,ai modelli in modo tale che qualcun ‘altro possa tirare un sospiro ed avermi catalogata?.
Quante volte mi sono detta che alla fine ero un maschio,che dentro di me c’era un uomo. E invece no,non è così, dentro di me ci sono io. Sono una donna al 100%.
Che cos’è essere una donna?Tante cose,tante esperienze,tanti corpi. Aver cambiato tante volte pelle e sentire che c’è un filo rosso che mi unisce a quella che ero e a ciò che sono oggi. Essere donna è tutto quello che ho raccontato e tanto,tanto altro. Che cos’è natura? Tutto ciò che non ti ingabbia,non ti sottrae alla tua umanità,tutto ciò che ti aiuta ad autodeterminarti. E se non vi basta fatevene una ragione. Io me la sono fatta e tu?.

P.s.: ogni riferimento a fatti,cose o persone è puramente casuale.

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