Tag

, , , , , , , , , , ,

Dopo anni di colonizzazioni, di guerre e scippi sul corpo e nell’anima mi ritrovo oggi a leccare le cicatrici e a sentirmi molto più forte. Perché nonostante i problemi di salute dovuti a questioni di lavoro e personali, sono ancora qui. Mi sono rialzata. Ma, sono diventata anche più sospettosa ,nei confronti di chi ha tentato e tenta di piegarmi al proprio pensiero.
Mi impegno ad essere aperta alla critica e alla discussione. Non ai pietismi o alla prepotenza.
Sono femminista perchè mi sento una gatta randagia. Perché in qualche modo mi sono ribellata alle gabbie che hanno tentato di mettermi. Mi sono decontaminata dal vittimismo. Sono femminista perché lotto contro le perdite di tempo. Ho fatto le mie esperienze belle e brutte che siano. C’è il tempo per pensare alle proprie esperienze e il tempo per prendere il sole, andare al mare, bere un cocktail. Mettere in moto il proprio corpo, mostrare lembi di pelle alla faccia di chi,quel corpo, lo vuole a casa e coperto.Ci si può liberare dai cattivi pensieri e dai sensi di colpa: Fare qualcosa per se stess@. Concentrarsi sul proprio piacere. Amarsi. Non voglio piangere a lutto sul mio corpo ancora vivo, che pulsa.
E’ un diritto sacrosanto ed è la base del femminismo. Ed è per questo che mi arrabbio quando sento parlare di incentivi per fare figli da parte dello stato. Perché nessuno compra il mio utero. Datemi un lavoro, una casa. Abbassate le tasse, demolite le cassi sociali. Abbiamo tutti lo stesso diritto a vivere. E allora, ci penserò a fare un figlio. Ci penserò, ma non ho nessun obbligo a sfornare pargoli.
E’ per questo che mi indigno, quando tentano di cancellare la 194 e le donne che abortiscono vengono tacciate come assassine. Durante il fascismo e nell’immediato dopo guerra le leggi che regolavano la vita quotidiana e il controllo delle nascite ,in particolar modo quelle sulla “difesa della razza” condannavano chiunque fosse implicato in un’interruzione di gravidanza.Proibivano l’informazione e la diffusione dei metodi contraccettivi. I prezzi che le donne hanno pagato nei secoli e in particolar modo nel periodo fascista per la mancanza della legge 194 sono stati altissimi. In primis la morte ma anche la sterilità dovute alla perforazione dell’utero,le infezioni,la galera e la salute in generale.Smantellare quelle stupide leggi è stato molto,molto di più che ottenere la possibilità di abortire in strutture ospedaliere con personale adeguato. E’ affermarsi come soggetti,decidere,essere persone con la propria sostanza,natura,unicità. Se oggi si parla di cimiteri e anagrafe per i -non nati- è questo che si vuole colpire,è a questo che certi politici patriarcali e matriarcali mirano. Con la pelle e il dolore delle donne per appropriarsi della soggettività e della possibilità di scelta,delle tue emozioni e sentimenti per dichiarare,loro, come ti devi sentire,cosa devi pensare. Ti danno un pezzo di terra dove piangere all’infinito, dove non puoi alzare il capo,dove invecchiare.
E’ del mio corpo dunque che mi preoccupo. Mi ribello allo scippo che mi viene fatto. Brandelli di corpo che altri si arrogano il diritto di prendere. Nel tentativo di legare ,censurare, uterizzare quel corpo. In nome della morale,della sicurezza,della privacy. Ma è solo e soltanto per mantenere lo stato attuale. Per alimentare la macchina capitalista, per sfornare altri schiavi.
Molte persone, soprattutto uomini, hanno tentato di spiegarmi cos’è il femminismo e come avrei dovuto essere “femminista “in quanto donna. Ma non accetto di utilizzare il mio pensiero politico per confermarmi come donna.Non condivido le quote rosa, ne le sorellanze della fica. Io non rappresento nessun@. Non sono qui a nome di nessuna donna del mondo. Non scrivo per farmi porta voce di altr@. Al massimo affianco e solidarizzo con le lotte di altr@,se le trovo giuste. Perché è davvero l’unica cosa che mi sento di fare. Il mio blog è uno spazio aperto al dialogo e alla condivisione. Non alle colonizzazioni.
Non è facile di questi tempi dover spiegare alle persone che sei un po’”diversa”. Che hai un pensiero che sta a margine, che la maggior parte delle persone non la pensa come te ma hai comunque il diritto di espressione. In nome di valori distorti(democrazia,libertà,volere popolare ecc) ti vogliono distruggere o per lo meno tenere sempre in periferia.
E, in periferia, ho visto persone di cui si parla molto ma non gli viene mai passata la parola. Ho visto famiglie costrette ad occupare le case, ho visto gli zingari nei loro prefabbricati tanto invidiati, le sexworkers alle prese con diritti negati e il becero pietismo.
E non posso non sentirmi vicina a tutto questo. A sentire la stessa mancanza di rispetto. Ho voglia di ascoltare. Non mi è possibile fare altro finché sento il mio corpo vivo e rivoluzionario. Come uno dei mezzi più potenti per comunicare un dissenso, un piacere, una lotta, un racconto. Sono un continente abitato da tante esperienze. la terra muore se viene calpestata. Non sono una vetrina mobile per compiacere chi guarda. E la libertà non sta nel denigrare la mia carne o appropriarsene.
Non sono migliore di altri esseri umani. Non vengo mossa da presunti moti altruistici e caritatevoli. E’ solo la mia emancipazione, il mio autodeterminarmi. Le gabbie sul corpo non le accetto. Io non voglio essere solo utero o intelletto. Voglio essere bocca,occhi,naso,tette,culo,vagina,cuore,cervello. Tutto questo fa parte di me, della mia vita e non toglie niente a quella di chi fa imposizioni morali in nome di Dio o di chi sa che altro. Lasciatemi vivere.
Insomma, non chiedo molto. Voglio solo vivere. E vivere per me è :
avere la carne a contatto con la carne del mondo. (Alda Merini)

images (17) “Sono stata io a volerlo, mi fa sorridere il moralismo della gente. Non lo tirano fuori per il nudo in se’ , ormai ovunque. Ma per quello non perfetto. E’ l’imperfezione a scandalizzare, come fosse una colpa. Il mio è stato un gesto di provocazione e anche di profondo dolore. In manicomio ci spogliavano come fossimo cose. Mi sento nuda ancora adesso.” (Alda Merini)

Annunci