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Correvo gettando le mie gambe da una parte all’altra del marciapiede, per infilarmi nel primo tabaccaio trovato per pagare la bolletta della luce scaduta da un mese.
Quando ci sarà qualcosa di reale oltre il pagare una bolletta nella vita? Qualcosa che ti lascia il fiatone anche se sei ferma, immobile. Qualcosa di caldo, oltre il caffè della mattina prima di andare a lavoro?.
E mi chiedevo tutte queste cose, attanagliata nella mia routine. Accendevo il riscaldamento pensando:

Siamo solo ad ottobre.

I vuoti interiori e i silenzi. I drammi, le attese di ciò che puoi quasi avere ma non raggiungi mai.
In attesa di una svolta, di un cambiamento, di una promessa. Di un ‘altra mano per lanciarsi nel vuoto. Mi sarebbe bastato un minimo di calore, di affetto a cui aggrapparmi per sentirmi ancora viva e abbattere i muri che ergevo nei confronti dell’oblio che si prospetta sempre, come l’inverno dopo l’autunno.
Compriamo una casa, facciamo un bambino, a natale la borsa di Furla,in vacanza andiamo al mare,i tuoi straordinari per fare carriera, i miei straordinari sotto ricatto perché a me della carriera non me ne fotte niente mi basta sopravvivere al gelo. E’ triste quando ti accorgi che gli alberi lungo la via  sono più caldi della tua carne perché nessuno ti accarezza. E non c’è mai niente di tangibile, di vero tranne gli alberi,i fiori ed il gatto che ti fa le fusa sulla pancia. Ma il condominio ha deciso di asfaltare il giardino comprese le rose.
La vita diventa un teatro dove snoccioliamo all’occorrenza giustificazioni per tenere a bada la tristezza, gli umori, la nostra stessa umanità. Un teatro dove gli attori recitano per non suscitare nulla sugli spettatori.
E quello che ti spacciano come progresso morde pezzi di te. Quello che ti offrono come sviluppo, flessibilità, civiltà per te, che sei l’ultimo anello della catena, rimane solo e sempre precarietà. Precari sono i tuoi sogni, i progetti, precaria è la tua cena e il tuo frigo vuoto a fine mese. Precarie sono le relazioni sociali, Precario diventa anche tenersi un cane.

Allora mi chiedo che senso avevano certe relazioni che ho vissuto e se si possa dire che le ho “vissute”, perché per vivere penso ci voglia almeno un po’ di calore. E non mi riferisco al riscaldamento e al mio culo attaccato al termosifone, ma al calore umano. Quando senti il tuo sangue nelle vene e senti scorrere il suo. Un flusso, la vita. L’amore scorre come il sangue,come il sudore,come l’aria nei polmoni. Non c’è altro,davvero che conti.
Quando la miseria è l’unica cosa vera che conosci ad un certo punto è anche l’unica cosa vera che offri. E ci sentiamo un po’ entrambi fottuti e nudi.

Questa notte ci lecchiamo le nostre ferite come due cani abbandonati nel letto. Le nostre bocche sono arride come deserti e ti stringo la testa sulla mia pancia mentre mi baci all’altezza dell’utero, con gli occhi chiusi.
E davvero non mi importa che fine faremo. Se a natale ci regaleremo delle foglie secche e brinderemo con una birra sgasata. Non mi importa se non compreremo mai una casa, se non investiremo sul mattone. La mia povertà è l’unica cosa vera che ho. E te la dono. Questo è il mio amore per te. Povero e randagio. Ti sto accanto come un cane che non ti chiede nulla perché l’amore non si chiede, si dà.
E tu mi prendi così. Sono la tua poesia, tu sei la mia ispirazione, i miei sussulti. E la mia carne torna ad avere un po’ di colore, di venature, come gli alberi. Ci mescoliamo un po’, ci emozioniamo a tenerci per mano.
Mi lasci tracce sul corpo, mi contamini di te. Io ti lecco il fianco e vorrei passare la mia lingua su ogni parte fragile di te. Tu entri dentro di me ed io dentro di te. Siamo nudi anche quando siamo vestiti perchè ci siamo mostrati nella nostra miserevolezza di esseri umani. Pensavo di essere morta e poi sono sbocciata. Pensavo che la mia pelle fosse morta. Mi colano gocce fra le gambe e  le tue dita le raccolgono.

Io,da sola con i miei occhi smarriti che ti cercano tra gli scaffali del supermercato e poi ti ritrovano a comprare chisacosa da condividere con me.  Tipo una bottiglia di prosecco per scolarcela mentre chiacchieriamo sul  divano lacerato dalle unghie del gatto.

Vivo,ora almeno un po’ di verità insieme a te. Dimentico di pagare le bollette perchè Ti amo e non perchè sono triste e sola. Ti amo, quando mi dici che sono una zingara e sento nella tua voce che mi stai amando anche tu per tutto quello che di sbagliato c’è in me.

E sono costretta ad amare un po’ anche il mondo, gli altri esseri umani perchè ne faccio parte e anche tu, che sei il mio amore,ne fai parte. Maledetta miseria…. che ci hai fatti innamorare.

P.s:  Questo racconto lo dedico a te che mi hai accolta nella mia fragilità, che  cucini per me e mi abbracci mentre metto il rimmel,che mi guardi mentre volo.Quest’anno a natale ti regalerò dei guanti perchè non voglio che le tue mani prendano freddo.

La tua zingara felice.

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