Copriti svergognata. Che il dolore te lo devi imprimere sulla fronte. Dovresti fare la vittima, la martire e invece sei lì che parli di porcate con le amiche. Dovresti sputtanarlo,parlare di quanto lui ti abbia fatta soffrire. Magari mettere un po’ di pepe e aggiungere dettagli di violenza.Morbosità, squilibri,raptus. Perché è il tempo del lutto e della commiserazione. E non si può essere eccessive, ridere troppo. Non si può chiudere una storia e nonostante tutto ,stare bene. Magari non bene, bene…ma stare in piedi da sola, solida. Annusare la libertà. Godere della solitudine. Non si può. perchè adesso è l’ora del valzer. Adesso sono arrivati tutti a salvarti dal tuo entusiasmo, dalla tua gioia,la tua voglia di vivere,di riabbracciarti,di sognare, di riscoprire il tuo corpo. E quando hai la carne viva ne emani odori. Devi preoccuparti di chi ti annusa. Pronti alle gogne. Che sei fatta sbagliata. Tutta sbagliata sei!.
Io però(la svergognata)me ne faccio una ragione se siete divers@ da me. Quando ve ne farete una pure voi?.Che a vivere come gufi appollaiati a fissarmi è veramente morboso.
Se oggi non piango sul cuscino ascoltando la Pausini ma sto in cucina a guardare il mio gatto accoccolato sulla finestra e insieme contempliamo fuori ascoltando i radiohead è perché io sono così.Questa sono io. E non è vero che non soffro,non è vero che non ho paura. Ho solo accolto la paura,la debolezza,la mia fragilità. Ho accettato me stessa nel mio essere umana. E in questa storia non ci sono vittime e carnefici. Non ci sono né sante né madonne. Ci sono state le lacrime,la disperazione e la depressione, le schiene girate sul letto. C’è stato l’amore e i silenzi. E in fine la banalità delle parole che non avevano più un senso. E distanze di km in 50 MQ di casa.
E adesso ,dopo tutto,dopo il tempo dell’addio, non ho nessuna intenzione di volare basso per evitare che altri rimangano male del non essere stati considerati ne accontentati nel bisogno di sovra determinarmi, di pretendere di cambiarmi.  Per evitare di essere chiamata puttana,o sopportare le critiche pesanti. Sono stanca di pensare al bene di altri a cui in realtà non interessa il bene mio. Magari adesso sono troppo euforica. Ma ho la vita che mi scorre dentro. Ho il sangue che sobbalza. Ho la carne che grida, il cervello che lavora a più non posso. E non ho preoccupazioni. Se agli altri questa storia non piace è un problema loro. Questa storia è mia. E nessuno ha il diritto di correggermi quando mi esprimo con autenticità, con allegria.
Se sono amici non mi giudicheranno ma mi daranno un pezzo della loro storia per condividere e ragionarci sopra.
“Vola basso, tarpati le ali che se no la gente giudica”…anche no. Se la gente sta male per me può sempre voltarsi dall’altra parte scandalizzata. Perché devo compiacere altri e reprimermi?
Capisco che non gli è stato dato l’osso da sbranare e quindi sono ancora più accaniti. Che il pozzo nero della mia complessità li inghiotte e ne hanno fottutamente paura. Che essere vigliacchi è più accettato socialmente e se tu non lo fai tutti si sentono scherniti.
Ma non mi piegherò alla vergogna perché non ho niente di cui vergognarmi. Non indosserò le maschere che mi porgono per poi danzare davanti a loro la mia tristezza.
Questo non è uno spettacolo. E’ la mia vita. Fatta anche di sofferenze che affronto a modo mio. L’unico che mi pare possibile: Alzandomi,tirandomi su le maniche e andando avanti. Andando oltre. E scrivendo. Perché mi piace incidere le parole nero su bianco. Per ricordare e dare un senso. Riordinando i ricordi, le cose dette e scritte,i baci,le carezze,i regali. Tutto ciò che fa parte di una storia d’amore. Tutto dentro di me. E non c’è qualcosa da cancellare per soffrire meno. Perché, intanto queste cose non è possibile cancellarle, e poi perché dovrei?. E’ stato più vero che mai. A volte bello come il sole, altre brutto. E non permetto a nessuno un revisione storica della mia stessa storia. Non c’è Accesso.
Lascio questi alle vane parole. Tipo: puttana,pazza,insensibile. Perché non avete la chiave di accesso alla mia complessità. Rimanete con le briciole da leccare per terra. E poche banali parole di gente terrorizzata, congelata nelle proprie paure che passa il tempo a scappare dal demone della solitudine. Inarridita,povera e chiusa nelle proprie gabbie sociali.

 

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P.s: Questa è una riflessione personale.Ogni riferimento a cose, fatti e persone, è puramente causale.

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