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Ho 36 anni un buon lavoro, una casa e un marito.

Sono rimasta incinta. Ho tirato una riga nella lista di cose che mi sento di dover fare entro i 40 anni. Sono una donna pragmatica, forte, non mi concedo facilmente margine d’errore.

Fatto. È nata.

Ho dormito, mangiato, cagato nello stesso posto dove ho partorito. La bambina strillava sempre e le infermiere mi ripetevano di attaccarla al mio piccolo seno, che dovevo cullarla.

Ad un’infermiera, cercando comprensione, rivelo che non ho mai avuto l’istinto materno.

Lei mi guarda sorridendo e mi dice che devo stare con la neonata e piano, piano mi verrà perché è una cosa naturale.

 

Me la lasciano sempre addosso e io mi sentivo soffocare.

Mi hanno mandata a casa ancora con i punti e nessun@ mi ha dato consigli su cosa è meglio fare per calmarla, quanto deve mangiare se il mio seno aveva abbastanza latte o meno. Mi sono sentita un’imbranata, una madre snaturata.

È stato un inferno. La bambina piangeva sempre e io cercavo di calmarla, farla ridere, la allattavo ma dal mio seno usciva poco o niente. Chiamavo continuamente mio marito perché tornasse a casa, mi sentivo soffocare. Ero in piena depressione post-parto.

Leggevo cose su internet per cercare risposte ma a parte la confusione totale di informazioni contrastanti trovavo notizie ed immagini su quanto è bello essere mamme, su quanto è semplice e ti riempie la vita di felicità. Questo mi portava ad uno sconforto totale.

Un giorno ho dato un’aggiunta con il biberon perché il mio seno era prosciugato. Ho chiamato il pediatra per chiedergli consigli e ha cominciato ad urlarmi per telefono.

Chi le ha detto che il latte che produce non è sufficiente? Se la bambina urla la deve allattare ogni cinque minuti.

Ho replicato che non mi era possibile con il lavoro e tutto allattarla ogni cinque minuti.

Mi ha risposto che il lavoro era secondario al bene di mia figlia.

Mi ha fatto vergognare. Ho pianto come una disperata. Mi chiedevo dove era finita quella donna forte ed autodeterminata che c’era prima.

È stata dura, ho avuto solo tre mesi di maternità poi sono dovuta tornare a lavoro ed ero costantemente in ansia.

Quella che ha preso il mio posto un paio di volte mi ha corretta sul lavoro così ho iniziato a sentirmi sconfitta anche su piano lavorativo. La stimavo e allo stesso tempo la odiavo. Mi sentivo pugnalata alle spalle.

Quando ho raccontato alle mie amiche che chiamavo mio marito anche se era a lavoro e lui si precipitava a casa per aiutarmi lo hanno lodato e mi hanno criticata per le mie pretese. In pratica per loro ero un’isterica e lui il povero cristo che mi sopportava.

Dopo che abbiamo dovuto portare la bambina per tre volte in ospedale perché sveniva mi sono rivolta ad un pediatra privato.

Viene fuori che non produco abbastanza latte e che questo a volte succede. Mi suggerisce delle marche di latte artificiale, mi fa uno schema delle dosi e dei tempi di somministrazione. In pratica tutto l’opposto di quello che mi era stato detto e fatto.

Ancora adesso quando la bambina grida mi vergogno e mi sento giudicata come madre. Anche se non dovrei perchè i bambini piangono,si sporcano,giocano, mettono in bocca qualsiasi cosa e questo non è indice che una non è una brava madre.

Certo, ero consapevole che sarebbe stato un sacrificio, che sarebbe stata dura, che sarebbe stato dispendioso.

Non avevo calcolato che sarei stata denigrata come persona, che mi facessero vergognare di me stessa, che sarei stata abbandonata da tutti, che mi facessero sentire in colpa perché chiedevo aiuto, delle risposte.

Il mio compagno è stato santificato ed io invece che non sapevo portare tutto sulle spalle da sola sono stata considerata da dottori, infermieri, amici e parenti come una donna incapace, spregevole, contro natura.

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PS:questa è una storia vera.Ogni riferimento a cose, fatti e persone, è puramente causale.

 

 

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